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Teheran: le sanzioni, forse -molto forse- fanno effetto (Libero del 4 ottobre)

 
Per la prima volta dalle manifestazioni dell’Onda Verde del 2009, il centro di Teheran è stato ieri teatro di scontri tra manifestanti e forze di sicurezza che hanno lanciato gas lacrimogeni. Ieri però i protagonisti della protesta non sono stati più i giovani ma una altra componente della società iraniana: proprio quei baazaris, i commercianti, che del regime sono stati finora uno dei pilastri. Le manifestazioni e gli scontri si sono svolti infatti in piazza Toupkhuneh e in altre zone vicine al Gran bazar di Teheran, perché sono state convocate con Sms da gruppi di baazaris, esasperati dalla crisi economica che hanno proclamato uno sciopero. Il riscontro dell’appello allo sciopero e manifestare è stata evidentemente molto forte, tanto che il presidente del Bazaar Ahmad Isfahani, su pressione delle autorità, ha dovuto ordinare di chiudere tutti i negozi per non fare notare la presa della protesta. La crisi economica in Iran è dunque dirompente e si concretizza in una caduta verticale del valore del Rial, che si è svalutata dell’80% dalla fine del 2011, del 18% lunedì e del 10% mercoledì. Le conseguenze di questa svalutazione galoppante sono drammatiche in un paese in cui i consumi –anche quelli alimentari- sono largamente legati alle importazioni, sì che i prezzi si sono impennati e l’inflazione è arrivata al 25%. Nei mesi scorsi in provincia vi sono state forti proteste popolari a seguito dell’impennata del prezzo del pollo, arrivato ormai a prezzi proibitivi. A livello macroeconomico il budget dello Stato ha subito una perdita di 50 miliardi di dollari a causa dei contratti petroliferi persi a seguito delle sanzioni Onu contro il programma nucleare iraniano. Una contrazione di entrate a cui il governo ha risposto gettando sul mercato le riserve finanziarie, che si sono dimezzate e ha imposti una tassa in dollari agli importatori di alcuni prodotti di base. Le misure, invece di frenare la caduta del Rial, ne hanno accelerato la svalutazione eccitando la rabbia dei cittadini e dei baazaris, che della società iraniana sono la spina dorsale, anche dal punto di vista politico. Inutilmente il ministro dell’Industria, Mehdi Qazanfari, ha assicurato che i “servizi di sicurezza controllano le fonti delle distorsioni sul mercato dei cambi” e ancora più inutilmente la Guida suprema Ali Khamenei ha affermato che ''la nazione iraniana non si piegherà alle pressioni e il nemico è arrabbiato per questo''. E’ fondamentale ora vedere cosa succederà nelle prossime settimane. Queste manifestazioni sono di fatto provocate dall’applicazione delle sanzioni Onu, e proprio sulla loro incisività, ha puntato tutte le sue carte la strategia di Barack Obama, nel tentativo di innescare una crisi economica tanto grave e proteste popolari tanto inarrestabili, da obbligare Khamenei e Ahmadinejad a tornare al tavolo delle trattative e a fermare il programma di costruzione della bomba atomica. Questa strategia non ha però sinora minimamente rallentato il programma nucleare, tanto che il governo di Israele parla da mesi della necessità di imporre una “linea rossa” alla corsa atomica iraniana, superata la quale sarà indispensabile uno “strike”: il bombardamento aereo di tutti i siti nucleari iraniani. Si vedrà ora se, per la prima volta nella storia, le sanzioni economiche Onu raggiungeranno il loro obbiettivo o se la logica apocalittica dei dirigenti iraniani avrà la meglio e la costruzione della bomba atomica continuerà, anche a prezzo della ennesima e feroce repressione delle proteste popolari.