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Obama dichiara mezza guerra ad Assad e la Cia non sa come farla (Libero del 3 agosto)

 


Barack Obama dichiara mezza guerra al regime di Beshar al Assad che da giorni usa gli elicotteri per sparare razzi e granate sulla popolazione in rivolta (centinaia le vittime civili in pochi giorni), in specie ad Aleppo, contrastato da una resistenza popolare e militare straordinaria. Con una mossa ipocrita, tipica della sua concezione di politica mediorientale, Obama, secondo quanto riferisce la Cnn: “Ha promulgato un ordine segreto con cui autorizza gli agenti della Cia a fornire supporto e aiuto ai ribelli siriani”. Dunque, un atto apertamente ostile contro il regime di Beshar al Assad, ma sempre dentro i limiti della “guerra sporca”, la guerra che si fa ma non si dice, la guerra dei Servizi Segreti, la guerra dei droni (Obama ha personalmente ordinato non meno di trecento esecuzioni di terroristi di al Qaida -ma anche di donne e bambini che stavano con loro- senza processo, in medio oriente). Un gesto tardivo, insufficiente, che legalizza quanto già gli agenti della Cia (pochi, pare siano sei secondo i corrispondenti in loco) già facevano di nascosto da settimane. Un atto politico, che però non dà quell’aiuto sostanziale sul campo che possa bloccare la ferocia di una repressione che ad oggi ha fatto non meno di 20.000 vittime. Soprattutto un gesto confuso, come tutti quelli della politica estera di un Obama il cui premio Nobel per la pace appare oggi semplicemente ridicolo e tragicomico. Gli agenti della Cia infatti si muovono in Siria in maniera improvvisata, senza una strategia di riferimento. Al contrario, sono frenati tuttora da una “dottrina” obamiana che esclude qualsiasi intervento militare umanitario se non approvato dall’Onu. Ma l’Onu blocca ogni risoluzione (a causa del veto di Russia e Cina) e fallisce ancora una volta. Kofi Annan, ieri ha gettato la spugna e cessato la sua mediazione tra Onu, Lega Araba e regime, che è servita solo a far guadagnare ad Assad ben 5 mesi di inutili trattative. In realtà, la Cia può fare ben poco in un terreno in cui non ha terminali e che non conosce per la drammatica ragione che Obama e la Clinton consideravano sino a 10 mesi fa Beshar al Assad un “riformista” un interlocutore da convincere, addirittura il baricentro affidabile per la loro politica di “dialogo” con l’Iran e sulla questione palestinese. Obama quindi non ha mai ordinato alcun radicamento in Siria, alcun rapporto con gli oppositori. La Cia si limita quindi a tentare di impedire infiltrazioni di al Qaida , che però, come testimoniano i corrispondenti, hanno poco peso, perché in realtà la forza d’urto della rivoluzione siriana è tutta sulle spalle della popolazione, dei villaggi e delle città in rivolta in rivolta e della Free Syrian Army. D’altronde è ovvio e banale cosntatare che in una rivoluzione di popolo, è questa è quella siriana, l’unica rivoluzione araba reale, i terroristi abbiano spazio. Ma la partecipazione corale della popolazione siriana fa prevedere che –caduto Assad- tutto potranno fare i qaidsti, tranne influire sul nuovo governo. Sul terreno, si registra una enorme capacità di tenuta della popolazione ribelle ad Aleppo, dove ieri i disertori sono riusciti ad impadronirsi di un carro armato col quale hanno addirittura bombardato lo strategico aeroporto di Menagh, base operativa per gli elicotteri e i raid aerei contro i quartieri in mano ai rivoluzionari. La battaglia per il controllo di Aleppo si rivela così come cruciale e sintomatica di una drammatica –anche se lenta- perdita di terreno da parte delle feroci forze speciali guidate da Maher al Assad, fratello di Beshar.