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I nostri cari alleati libici torturano come pazzi, ma Monti fa finta di nulla (Libero del 27 gennaio)

 
“Il nostro compito è curare feriti in guerra e detenuti malati, non di curarli per potere essere nuovamente torturati”. Questa, l’agghiacciante denuncia di Medécins sans Frontiéres (Msf) che ha annunciato la sospensione delle sue attività nelle prigioni di Misurata “perché ai detenuti vengono inflitte torture e negato l’accesso a cure mediche d’urgenza”. Questo, non in casi isolati ma su ben 115 detenuti curati da Msf nel solo carcere di Misurata con ferite da tortura “molti dei quali, sono poi stati di nuovo sottoposti a interrogatori con nuove torture”. Terribile anche la denuncia di Amnesty International: “Molti prigionieri sono morti sotto la custodia di milizie armate e nei dintorni di Tripoli e Misurata, in circostanze che lasciano presupporre torture: avevano ferite alla testa, ai testicoli, sulla schiena e su altre parti del corpo; le torture sono inflitte da soldati e organismi di sicurezza riconosciuti ufficialmente dal governo e anche da milizie armate che operano nella totale illegalità”. La barbarie delle carceri libiche è tale che lo stesso Alto commissario Onu per i diritti umani, Navi Pillay, ha denunciato davanti al Consiglio di sicurezza: “In Libia la mancanza di controlli da parte delle autorità che creano un clima favorevole alle torture e ai maltrattamenti”. Dunque conferma ufficiale delle torture in Libia, anche se con la abituale attitudine cerchiobottista, la Pillay attribuisce le torture alla “mancanza di controlli”, mentre Msf e Amnesty accusano apertamente delle torture anche autorità e milizie legali. Dunque, lo scandalo di Abu Ghraib, il carcere di Baghdad di cui vedemmo immagini di detenuti umiliati disumanamente –ma mai torturati fisicamente- è oggi superato da quanto i “liberatori” della Libia fanno nelle loro prigioni. Con l’aggravante che lo scempio di Abu Ghraib fu denunciato e punito dalle stesse autorità militari Usa, mentre in Libia torture di massa sono organizzate dai“nuovi” dirigenti. Nulla di strano: quasi tutti dirigenti del Cnt, sono stati corresponsabili delle torture nelle prigioni di Gheddafi, a partire da Abdel Jalil che del raìs era il ministro della giustizia. Di fronte a questo scempio l’Europa e l’Italia non possono più limitarsi ad “esortare” i libici a provvedere; l’hanno fatto mesi fa e il risultato è stato l’opposto. Monti e Terzi sono stati giorni fa in Libia senza minimamente affrontare il tema. Ora sanno: le denunce vengono da organizzazioni attendibili, e non possono ignorarle: devono intervenire, con forza, subito. Non possono fare da palo.

 

 

 

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