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Tunisia, vincono gli islamisti alla turca, speriamo bene... (Il Foglio del 25 ottobre)

 
Affermazione piena di Ennhada nelle elezioni tunisine, controbilanciata dal successo di due partiti laici di centrosinistra, Ettakatol di Mustapha Ben Jaafare e Congresso per la Repubblica (Cpr) di Moncef Marzouki che si piazzano al secondo e terzo posto. I risultati definitivi saranno annunciati oggi, ma i dirigenti di Ennhada sostengono già di avere conquistato quasi un terzo dei seggi dell’Assemblea, 60-65 su 217, mentre il risultato dei due partiti laici pare quasi raggiungere quello di Ennhada, quantomeno in termini di seggi, con un 15-16% a testa. Risultato deludente, ammesso dalla stessa segretaria generale Maya Jribi, per il Pdp, di centro sinistra, che però contribuirà a garantire nell’assemblea una forte rappresentanza dei partiti laici che comunque non dovrebbero riuscire ad avere, anche sommati, la maggioranza dei seggi. Sul piano politico pare dunque certo che si andrà ad un governo di unità nazionale, scenario che apre tra i partiti laici il quesito circa l’alleanza con Ennhada sezione tunisina dei Fratelli Musulmani. Molto disponibile in questo senso pare essere il Cpr del laico di centro sinistra Moncef Marzouki (oppositore di lunga data di Ben Ali, costretto all’esilio) che si è detto “assolutamente disposto a partecipare a un governo di unione nazionale anche perché Ennhada si è impegnata a non toccare lo statuto dei diritti delle donne”. Solo il programma di governo e il testo della Costituzione potranno dunque diradare la forte diffidenza negli ambienti laici tunisini ed europei che circonda Ennhada. Resta il fatto che, caduta la dittatura, non solo in Tunisia, ma anche tra gli emigrati tunisini in Europa (tra i quali Ennhada conquista 9 seggi su 18) il partito di maggioranza relativa si colloca in pieno nel solco dell’Islam politico, mentre le forze laiche, anche nel paese arabo dalla legislazione e tradizione civile più moderna e contraria alla sharia, faticano ad affermarsi, si dividono, risultano minoritarie. Tocca dunque per prima alla Tunisia, seguire o smentire la esortazione lanciata da Tayyp Erdogan durante il suo viaggio al Cairo, a definire Costituzioni di indubbia impronta laica. A parole , il leader di Ennhada, Rashid al Ghannouchi, che dichiara di avere nella Akp di Erdogan il punto di riferimento, ha sempre dato ampie assicurazioni, spingendosi sino a dirsi disposto a riconoscere lo Stato di Israele, “il giorno dopo la nascita dello Stato di Palestina” e spiegando che il suo partito non ha nessuna intenzione di imporre l’obbligo del velo né di “allontanare i milioni di turisti europei” che portano ricchezza in Tunisia con rigide prescrizioni shariatiche. Certo è che se la Costituzione tunisina sarà uniformata ai criteri laici auspicati da Erdogan, forte sarà l’influsso sui paesi arabi. In caso contrario, è prevedibile una ulteriore fase di instabilità: in Tunisia e in Egitto i laici rappresentano una componente fondamentale della società e ben difficilmente, a partire dalle donne, accetteranno di subire i precetti sharatici.

 

 

 

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